IL MUSEO DELLA BIRRA DI SCHAERBEEKOIS

Bruxelles, inutile specificarlo, è meta obbligata per gli appassionati di birra. Ma non è solo in quanto a degustazioni che la capitale ha molto da offrire: come nel resto del Paese si trovano diversi musei della birra, che iniziano ai segreti del luppolo anche il più ignaro turista. Tra questi ce n’è uno poco noto, ma che riserva probabilmente le maggiori sorprese:

il Musée Schaerbeekois de la Bière. In principio fu la scuola

Tutto è iniziato nel 1993, quando il Comune di Schaerbeek (della regione Bruxelles – Capitale) ha messo i locali di un ex istituto tecnico a disposizione degli undici fondatori della ASBL

Musée Schaerbeekois de la bière, associazione senza fini di lucro formata esclusivamente da volontari che tuttora gestisce il museo. Per iniziare, uno dei soci ha messo a disposizione la sua collezione di 300 bottiglie; ma ancor prima di riempire le stanze, bisognava svuotarle. “I  macchinari della scuola erano ancora tutti qui – ricorda uno dei fondatori, Roger Peeters -: guardate, ancora adesso si vedono per terra i segni di dove erano installate”

A costo di pazienti ricerche tra birrifici, birrerie e botteghe d’antiquariato, le due sale del museo si sono riempite di bottiglie, bicchieri, sottobicchieri e macchinari per la lavorazione della birra: e il 26 marzo 1994 si è potuta tenere l’inaugurazione, mentre due anni più tardi è stata aperta una sala degustazione. Oggi, a venti anni dall’ apertura, il museo conta 1.500 bottiglie, oltre 800 bicchieri, e una serie di altri cimeli il tutto rigorosamente classificato in ordine alfabetico, e contrassegnato da un bollino verde nel caso provenga da un birrificio ancora esistente e da uno rosso in caso contrario.

Uno spaccato di storia

“All’ inizio del Novecento – racconta Peeters – solo a Schaerbeek si contavano tredici birrifici: 0ggi non ne è rimasto nessuno”. Il che fa sì che alcuni degli oggetti esposti nella prima sala siano delle rarità, appunto perché ricordi di produzioni che hanno chiuso i battenti: si contano ad esempio uno degli ultimi due esemplari di bicchiere a forma di Manneken Pis, il monumento simbolo di Bruxelles, nonché bottiglie che esibiscono marchi ormai introvabili. Ma il museo non espone solo bottiglie e bicchieri: nelle vetrine si trovano, infatti, libri contabili e azioni di vecchie brasserie, foto d’epoca, e una serie di quelli che oggi chiameremmo gadget pubblicitari come cavatappi, scatole di fiammiferi e carte da gioco. Di questi, “i più rari sono i posacenere – spiega Peeters – : da quando è stato vietato il fumo nei locali, anche la loro produzione con il marchio dei birrifici è cessata”. A concludere il viaggio nel tempo è la ricostruzione di un caffè degli anni Trenta, con tanto di manichini intenti a degustare le birre che si bevevano all’epoca e giochi da tavolo che si usavano allora: inutile dirlo, molti del tutto sconosciuti al visitatore moderno.

Dal malto alla bottiglia …

Naturalmente, parte integrante di ogni museo della birra è la spiegazione della produzione: ed è a questo che è dedicata la seconda sala, che si apre con una serie di scatolette in cui vengono conservate le materie prime essiccate. Chiarita – grazie ai pannelli esplicativi – la differenza tra i diversi tipi di malto e di lievito, non resta che chiarire quella tra le varie birre: e qui parte un viaggio dalle bianche alle trappiste, sempre grazie a una serie di cartelli e bottiglie a titolo di esempio. Non mancano nemmeno i macchinari, tra cui una serie di «lavabottiglie»: dal più antico, in cui – ci dà una dimostrazione Peeters – si azionava a mano una spazzola lavando una bottiglia per volta, fino ai più moderni, in cui i vuoti vengono inseriti in una grande lavatrice centrifuga .

… e dalla bottiglia al bicchiere

A questo punto non resta che passare alla terza sala, quella dedicata alla degustazione,

dove è conservato il vero pezzo – letteralmente – unico: perché soltanto qui è possibile trovare la Schaerbeekoise, un’ ambrata brassata dall’ Abbaye des Rocs di Montignies unicamente per il museo e non commercializzata. Peeters stappa la bottiglia e versa con maestria, dando la giusta consistenza alla schiuma: i nove gradi si sentono tutti e non si può dire che sia una birra beverina, ma il retrogusto che lascia sarà certamente un ottimo souvenir – oltre a una bottiglia, dato che lì si possono acquistare. Sull’ etichetta campeggia il simbolo della Schaerbeekoise, nonché mascotte del museo: Pogge, un simpatico ciuchino a cavalcioni di una botte. Schaerbeek era infatti un tempo chiamata “la città degli asini»: si dice che nel XVIII secolo le bestie da soma fossero più numerose degli abitanti

Frugando tra le carte

Le rarità del museo però non sono finite: su uno scaffale della sala degustazione sono conservati 293 libri e riviste di settore, di cui alcuni antichi e di grande pregio, provenienti in buona parte da un’ eredità. Peeters ci fa sfogliare il primo numero del Petit journal du brasseur, datato 8 gennaio 1893: ma volendo potremmo leggerceli tutti fino all’ ultimo, quando la rivista ha chiuso i battenti novant’ anni più tardi. La vera chicca però è un libro del 1876, Études sur la bière, sulla cui prima pagina campeggia il nome dell’ autore: nientemeno che Louis Pasteur, che tra le tante cose aveva studiato anche l lieviti. Chissà se i circa 300 visitatori che passano di qui ogni mese sanno, mentre si godono il loro bicchiere di Schaerbeekoise, di avere sullo scaffale alle loro spalle questo piccolo cimelio.

Indirizzo: Avenue Louis Bertrand, 33/35, 1030 Schaerbeek, Bruxelles

Telefono: +32 (0)2 2415627

E-mail: muschaerbiere@yahoo.fr

Orari di apertura: mercoledì e giovedì, 14-18

Biglietto: 3 euro, comprensivo di degustazione

Sito: http://users.skynet.be/museedelabiere/